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Accarezzo l’idea di iniziare un percorso di Filosofia Applicata con i miei studenti che non studiano Filosofia come materia curricolare da quando sono approdata ai Grafici di Faenza, tre anni fa, dopo ventidue anni di insegnamento nei Licei.

Negli orientamenti del Miur del dicembre 2017, ai capitoli 1 e 2,  si auspicava l’estensione delle Pratiche Filosofiche negli Istituti Tecnici e Professionali, in modo da favorire le competenze logico argomentative e dialogico comunicative, oltre all’irrobustimento della capacità critica. Si suggeriva  di educare i ragazzi ad “abitare la domanda”, in una realtà sociale che troppo spesso produce facili risposte e fornisce ricette che banalizzano e parcellizzano la complessità della vita e dei suoi problemi.

Ho pensato, dunque, a un progetto di Filosofia Applicata nelle classi terze e quarte Grafico  dell’Istituto Professionale Persolino Strocchi di Faenza.

Ho organizzato, in orario curricolare, un laboratorio di Filosofia, che ben si adatta agli orientamenti del Miur riguardo all’estensione dell’approccio filosofico negli Istituti Tecnici e Professionali. Inoltre la riflessione filosofica vista attraverso gli occhi dei ragazzi e delle ragazze ha costituito la metodologia di attuazione del progetto “Educare alla parità”, che è un laboratorio di formazione sviluppato nel triennio 2018-2020 nel nostro territorio (nel progetto compartecipano Provincia di Ravenna, Regione Emilia-Romagna, Ausl Romagna – sede di Ravenna, Camera di Commercio, Agenzia Regionale per il lavoro, MIUR – Ufficio X – Ambito territoriale di Ravenna, i Comuni della provincia di Ravenna, Cgil, Cisl e Uil, Direzione Territoriale del Lavoro – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Inps, Inail, Centri antiviolenza della provincia di Ravenna) rivolto agli studenti per affrontare le questioni più̀ significative nell’ ambito delle differenze di genere, per acquisire nuove conoscenze, per confrontarsi sulle rispettive opinioni ed esperienze, per stimolare il senso critico. Le statistiche costituiscono un utile strumento che porta a riflettere sulle criticità poste dall’esistenza di rigorosi ruoli di genere nella società e a dimostrare gli effetti positivi o negativi dei cambiamenti nella condizione delle donne rispetto a quella degli uomini in settori quali l’istruzione, il lavoro, l’accesso alle risorse, la salute o il processo decisionale. Il percorso “Educare alla parità” si pone quindi come occasione e opportunità di confronto e di crescita dei ragazzi rispetto ai temi delle pari opportunità di genere, delle differenze, della conciliazione e del corretto rapporto uomo/donna in tutti gli ambiti della vita familiare e sociale.

Questo percorso ha avuto dunque principalmente due obiettivi: arginare il pregiudizio verso gli studenti degli istituti professionali, che determina una dilagante crisi dell’autostima dei ragazzi stessi, allo scopo di contribuire alla loro formazione per mezzo del dialogo filosofico per formare il futuro profilo umano e professionale di fronte ai repentini cambiamenti socio-economici della società odierna e alle scelte etiche e personali. Infatti i ragazzi e le ragazze hanno potuto prendere coscienza dei pregiudizi e degli stereotipi  in vari ambiti: personali, familiari, lavorativi e culturali. Hanno cercato di superare le nozioni di maschilismo e femminismo innestate dalla società. Hanno tentato di essere capaci di vedere le differenze come risorse, e non come barriere, nelle relazioni interpersonali e comprendere che la parità non consiste nella rivincita di qualcuna contro qualcun altro, ma nel dare pari opportunità.

Ho proposto una modalità di comunicazione atipica per il contesto classe, che è la metodologia filosofica della Comunità di Ricerca, posizionando i banchi in cerchio per poter dialogare in una maniera più diretta l’ uno con l’ altra, affrontando esercizi-attivazioni che facevano riflettere personalmente o in coppia e che, in seguito, si riportavano al gruppo.

E’ stato molto bello e appagante per me vedere ragazzi e ragazze  superare il timore di parlare di sé di fronte al gruppo, senza avere paura del giudizio da parte di chi ascolta, sapendo che il loro interlocutore avrebbe cercato di comprendere, accogliere, rispettere e fare tesoro delle loro parole.

Anche il ruolo dell’ insegnante è stato insolito: il mio compito non era quello di valutarli o istruirli fornendo delle nozioni certe. Ero la facilitatrice della discussione impostando domande e spunti di riflessione. Perché è più importante porsi le domande e stare nelle domande che darsi facili e banali risposte, infatti la ricerca è, e dev’essere, inesauribile.

La scuola dovrebbe essere o diventare un luogo privilegiato in cui far fiorire le virtù dei giovani e la filosofia può essere certo quell’esperienza esistenziale che rende le loro menti più fini e i loro cuori più aperti.

Prof. Beatrice Bandini
docente di Filosofia e Storia,
impiegata nell’organico di Potenziamento
nell’I.P. Persolino-Strocchi di Faenza

 

Perché io valgo: educare alla parità

 

È possibile parlare di filosofia in un Istituto Professionale? È possibile rompere la catena di stereotipi e pregiudizi di genere? È così che si é aperto l’incontro nell’Aula Magna dell’Istituto Persolino Strocchi, tappa conclusiva del progetto “Educare alla parità” condotto dalla professoressa Bandini Beatrice con la Metodologia filosofica della Comunità di Ricerca, e che ha visto coinvolte le classi Terze e Quarte dello Strocchi. Un percorso di cittadinanza attiva per sensibilizzare alla parità tra uomo e donna, purtroppo non ancora raggiunta in vari ambiti, da quello familiare a quello professionale.

Presenti in aula la Consigliera regionale alle Pari Opportunità Sonia Alvisi, l’Assessora comunale Claudia Gatta, l’educatore Stefano Damiani e la responsabile del personale di Agrintesa Franca Camporesi.

L’alunno Matteo Berti ha introdotto le tematiche affrontate durante gli incontri, affermando anzitutto la novità della metodologia utilizzata. Attraverso il dialogo filosofico ed esercizi-attivazioni che li vedeva coinvolti in prima persona, il ruolo dell’insegnante è stato quello di facilitare la discussione ed il confronto delle idee: posizionati in cerchio, hanno superato la timidezza ed il timore di essere giudicati. Quattro incontri con tematiche volte a scavare, sviscerare, indagare e vincere i pregiudizi e gli stereotipi di genere presenti, consapevolmente o no, in ambito sociale, culturale, professionale.

Partendo da una domanda molto semplice, “Cos’è per te la parità? “ i ragazzi si sono confrontati su somiglianze e differenze tra uomo e donna, Giacomo ci ha raccontato delle maschere fasulle che tratteggiano cosa sia “femminile “ o “maschile” e ingabbiano comportamenti e abitudini sbagliate, trasmessi di generazione in generazione. Stefano ha riflettuto sul perché di questi ruoli, sulla cultura patriarcale, scavando le dinamiche della diversità femminile vista come una barriera e non come risorsa e ricchezza. Alice ha riferito che hanno riflettuto molto sul tema “abbiamo un corpo o siamo il nostro corpo”, pensando all’ immagine stereotipata della donna nelle pubblicità, ritratta come donna oggetto o come unica preposta a ruoli casalinghi o genitoriali. Categorie svilenti o riduttive del ruolo della donna in famiglia e nella società. Stefano Damiani e Franca Camporesi sono intervenuti portando la loro esperienza; ricoprono infatti ruoli lavorativi tradizionalmente destinati e associati all’altro sesso. Hanno simpaticamente condiviso con i presenti alcuni episodi in cui hanno vissuto l’assurdità degli stereotipi ed il consolidamento di pregiudizi in ambito lavorativo.

Martina ci ha ricordato l’articolo 3 della Costituzione, uno dei più significativi, che sottolinea l’uguaglianza di tutti i cittadini,contro ogni forma di discriminazione. È così hanno costruito i “mattoni” della parità con le parole rispetto, amore, fiducia, educazione.

L’assessora Claudia Gatta e la Consigliera Sonia Alvisi hanno apprezzato la grande opportunità che è stata data agli studenti con un progetto che ha permesso loro di riflettere attivamente su un tema importantissimo come quello delle identità di genere, che andrebbe sempre affrontato nelle scuole. Hanno parlato anche di violenza contro le donne, questa piaga terribile e ancora troppo presente; di “quote rosa” e salvaguardia del posto di lavoro dopo il periodo di maternità, della disparità retributiva, dell’impossibilità di avanzamento di carriera, dei contratti precari o di profilo più basso. E la necessità di rimarcare il concetto di parità come cultura e politica di genere.

Prof. Mariaelena Morsiani

 

Educare alla parità

 

Il giorno 10/05/2019 nell’aula magna della Sede I.P. “Persolino-Strocchi” si è svolta la conferenza sul progetto “Educare alla parità” a cura della prof.ssa Beatrice Bandini assieme agli alunni delle classi 3o e 4o dell’indirizzo grafico. Presenti all’assemblea vi erano anche l’assessore alla parità Claudia Gatta e la consigliera regionale alla parità Sonia Alvisi.
La conferenza è stata introdotta con un breve video in cui alcune persone esprimono la loro opinione alla domanda “Che cos’è per te la parità?”.
Il progetto ha preso vita a inizio dicembre il cui tema era sperimentare sul concetto di parità a 360o sul piano sociale e culturale, in ambito lavorativo, scolastico, di genere, sessuale, etnico e religioso.
Questo progetto prende forma attraverso la filosofia applicata alla statistica.
Il programma prevedeva di svolgere 8 ore per classe trasversalmente alla metodologia filosofica.
Nella prima parte dell’assemblea hanno preso parola i ragazzi delle varie classi che hanno toccato con mano l’intero progetto.
Matteo, ha parlato di arginamento di pregiudizi contro percorsi scolastici come ad esempio i professionali e contribuire alla formazione attraverso il dialogo filosofico.
In classe hanno svolto un esperimento per affrontare e superare timori tra alunni e insegnanti per prendere le differenze come opportunità e non ostacoli.
Giacomo invece, attraverso il progetto “Giù la maschera!” ha sperimentato la presa di coscienza del proprio essere.
Nella sua classe hanno disegnato e raccontato le maschere al fine di abbattere gli stereotipi.
Alice, con il progetto “Io valgo!”, collegandosi al tema di Giacomo, ha parlato di maschere individuali e soprattutto stereotipi di genere, avvalendosi della sperimentazione sulla classe, facendo riferimento anche alla pubblicità come mezzo di comunicazione di massa che alle volte tratta la donna come oggetto, rientrando nell’indirizzo di studio.
Stefano con la sua classe sono partiti dal libro di Virginia Wolf “Una stanza tutta per sé”, argomentando sugli stereotipi personali, in che maniera superarli prendendo spunto anche dalla storia personale della lettrice. Un altro tema che hanno toccato è stato quella della musica, molto spesso utilizzata in maniera discriminatoria, usando la donna come vero e proprio oggetto di desiderio sessuale.
Infine, Martina e i suoi compagni di classe si sono concentrati sulla Costituzione, analizzando sull’Art. 3: principio di uguaglianza.
Hanno esaminato i luoghi più comuni dove trovare ancora delle disuguaglianze, ad esempio sul lavoro nel rapporto tra uomo e donna, citando anche la figura del femminismo come lotta per eliminare gli stereotipi di genere.
In concreto, hanno realizzato un cartellone per mantenere vivo il tema sull’uguaglianza sociale.
Lo scopo di questi percorsi disciplinari è quindi di aprire la mente perché la diversità arricchisce.
Nella seconda parte dell’incontro, sono intervenuti due ospiti: Franca Camporesi e Stefano Damiani e hanno interagito con gli studenti rispondendo a delle domande.
Attraverso le loro esperienze personali hanno raccontato aneddoti del loro lavoro insolito per il loro genere di appartenenza poiché, Franca gestisce il personale nell’azienda Agrintesa e Stefano è educatore all’asilo nido.
Per concludere l’incontro, sono intervenute l’assessore e la consigliera su i diritti delle donne, in particolare sul tema del femminicidio e quote rosa, temi assolutamente attuali con i quali le donne ogni giorno, purtroppo, devono fare i conti.

Chiara Liverani 5AG

 

Per Il video girato all’Istituto Persolino-Strocchi, in occasione della conferenza si ringraziano: Isabella Del Sole, Giulia Cottignoli, Marco Pagani e Francesco Babini, per le riprese e il montaggio, Stafano Vannacci, Matteo Berti, Giacomo Cenni e Alice Morini per la partecipazione.

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