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I miti del nostro tempo”:

un progetto per riflettere sui “falsi miti” del tempo presente

Un nuovo progetto sta ampliando, nel corrente anno scolastico, l’offerta formativa della nostra scuola: si chiama “I miti del nostro tempo” e prende spunto dall’omonimo libro del 2009 del noto filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti. 

Attraverso un approccio di tipo laboratoriale incentrato sulla metodologia della discussione partecipata e della comunità di ricerca filosofica, il progetto, proposto e ideato dai docenti Alessandra Mastrodonato e Francesco Pelullo nell’ambito delle attività dell’organico potenziato, si propone come finalità quella di proporre alla riflessione e al confronto tematiche di carattere sociale, politico, filosofico, culturale ed esistenziale, muovendo dalla considerazione che ogni idea o valore su cui si basa la contemporaneità non è mai assolutizzabile, bensì va analizzato alla luce della sua origine, del suo sviluppo storico, delle sue distorsioni e dei “falsi miti” che ha alimentato nel tempo.

Partendo da testi di canzoni, cortometraggi animati o brevi spezzoni di film, vengono, infatti, approfonditi e sviscerati argomenti assai delicati come l’intelligenza emotiva, la libertà, l’uso delle nuove tecnologie, fino a fenomeni storici dalle complesse implicazioni etico-sociali come il razzismo e la globalizzazione.

Notevole l’interesse che il progetto sta riscuotendo tanto nelle classi del corso grafico quanto in quelle dell’indirizzo agrario. Gli studenti, nell’affrontare in un contesto informale tematiche solo in apparenza di semplice lettura, ne scoprono i tanti risvolti psicologici, antropologici e sociologici e sono chiamati a “mettersi in gioco” con i loro pregiudizi e il loro vissuto di adolescenti del Terzo millennio, nell’ottica di una più consapevole costruzione della propria identità. Così facendo non soltanto ampliano il loro personale bagaglio culturale ed esistenziale, ma iniziano anche ad apprendere un modo nuovo di porsi di fronte alla complessità del mondo, riflettendo sulle modalità attraverso le quali la realtà viene percepita. 

Così, ad esempio, viene messo in discussione il mito dell’intelligenza, spesso ridotta ad una somma di fattori misurabili, scoprendo che importanti studiosi preferiscono parlare di “intelligenze” al plurale, a sottolineare la varietà delle abilità cognitive che ci permettono di rielaborare la realtà in modo creativo ed efficace. Oppure vengono analizzate le diverse emozioni, che non sono in contrapposizione all’intelligenza intesa tout court come facoltà razionale, bensì la rafforzano, se utilizzate in modo funzionale rispetto agli obiettivi da raggiungere. E, ancora, l’utilizzo delle nuove tecnologie (in particolare gli smartphones e i social network), che non sono semplicemente dei mezzi di comunicazione, ma veri e propri “ambienti” nei quali ci muoviamo, costruendo e ricostruendo la nostra identità, spesso falsificata o esibita fino all’eccesso, senza alcun riguardo per quella sfera importantissima del privato che, invece, andrebbe protetta e tutelata. 

Ogni incontro, della durata di due ore, si muove quindi in due direzioni: da un lato approfondisce il contesto storico, gli aspetti “oggettivi” del fenomeno in questione, dall’altro si muove a fondo nella nostra coscienza, nel terreno minato delle nostre percezioni “soggettive” che spesso facciamo fatica a mettere in discussione. Accade, ad esempio, nell’affrontare il mito della razza, di conoscere in parte la nascita e l’evoluzione del fenomeno del razzismo dal punto di vista storico, ma ben più difficile è spostare la riflessione sulla nostra personale tendenza a diffidare, etichettare e discriminare l’Altro (frasi del tipo “Io non sono razzista, ma…” ne sono una banale, ma evidente dimostrazione). 

Un progetto, dunque, che vuole promuovere e potenziare negli alunni le competenze di analisi critica del proprio mondo interiore e della realtà che li circonda, mettendoli nella condizione di esprimere liberamente il proprio pensiero, le proprie convinzioni e il proprio personale giudizio su se stessi e sui fenomeni che osservano, spesso da spettatori passivi, nel contesto sempre più globalizzato in cui sono chiamati a vivere e ad agire. Un progetto che la nostra scuola intende portare avanti proprio per valorizzare l’apporto che i più giovani, con la loro creatività e la loro capacità di pensare talvolta in modo “divergente”, possono e hanno il dovere di offrire al tempo presente, con quella curiosità nello sguardo e quell’attitudine interrogante che solo loro possono custodire intatte. 

Alessandra Mastrodonato e Francesco Pelullo

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