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 “Una storia europea”:

la vicenda del confine orientale italiano nella conferenza del prof. Masetti

Una vicenda oggetto di memorie conflittuali, divisive, che non manca ogni anno di suscitare revisionismi e polemiche nel mondo politico e nella stessa comunità scientifica degli storici. Una tragedia a lungo ignorata e che solo di recente, con l’approvazione della legge n. 92 del 30 marzo 2004 istitutiva del Giorno del Ricordo, è stata riconosciuta in tutta la sua portata, con l’obiettivo di conservarne e rinnovarne la memoria “dolente” e di avviare una riflessione storiografica su cosa abbia significato per centinaia di migliaia di italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia la scelta dell’esilio. Ma soprattutto una storia che non può più essere considerata come “circoscritta” ad un territorio limitato, posto a cavallo del confine orientale italiano, ma che sempre più si riscopre come “una storia europea”, consumatasi in uno dei baricentri più caldi del Vecchio continente, in un’area dove storicamente si sono incontrate e scontrate popolazioni, culture, etnie e religioni diverse, a creare un mosaico di estrema complessità.

È stato questo il punto di partenza della relazione dal titolo “Guerra e violenze sul confine orientale” tenuta lunedì scorso, 10 febbraio, nell’Aula Magna della sede “Strocchi”, dal prof. Giuseppe Masetti, Direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia, in occasione del Giorno del Ricordo 2020.

La conferenza, promossa dal Comune di Faenza e dal Comitato antifascista per la democrazia e la libertà, è stata introdotta dai saluti del Presidente del Consiglio comunale Maria Chiara Campodoni, del Sindaco Giovanni Malpezzi e del Dirigente scolastico Daniele Gringeri, che, raccogliendo l’invito del MIUR, hanno rimarcato l’importanza di diffondere tra i giovani la conoscenza di questa vicenda, incoraggiandoli ad approfondirne le premesse storiche quale mezzo per giungere ad una comprensione più consapevole anche del presente.

Non a caso, l’intervento del prof. Masetti, avvalendosi dell’analisi di cartografie storiche e di diverse fonti di carattere archivistico e fotografico, ha ripercorso la storia del confine orientale italiano in una prospettiva di lungo periodo, dagli inizi del Novecento agli anni ’50 e anche oltre, focalizzando l’attenzione sul carattere multietnico del territorio della costa adriatica nord-orientale, sull’emergere in quest’area di frontiera di forti nazionalismi, sulle conseguenze dei due conflitti mondiali, sull’italianizzazione forzata imposta dal fascismo e sui vari spostamenti di tale confine: un “confine mobile”, appunto, a cavallo del quale si è consumata una lunga stagione di violenze diffuse, culminata nella tragedia delle foibe e nell’esodo di massa delle comunità giuliano-dalmate, costrette a lasciare per sempre le proprie case e a prendere la via dell’esilio, interrompendo in maniera traumatica secoli di storia e di tradizioni.

Un’occasione preziosa per il “Persolino-Strocchi” e, in modo particolare, per gli alunni e le alunne di tutte le classi quinte dell’Istituto che hanno partecipato all’incontro, che attraverso l’analisi di fonti di prima mano e l’interessante ricostruzione storica proposta dal prof. Masetti, hanno potuto approfondire la conoscenza di una vicenda cruciale non solo per il territorio in questione, ma per l’intera storia europea, riflettendo nel contempo sulle diverse implicazioni della memoria che di quegli eventi si è tramandata nei decenni successivi e sull’attualità delle questioni della multiculturalità e degli spostamenti di popolazione (displaced people) che impongono oggi nuove e accorte pratiche di convivenza civile.

A.M. Ufficio Stampa

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