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Cracovia, Auschwitz 11/3/2019- 15/3/2019

 di Manuel Taroni e Alessia Maione

Giorno 1

Mezzanotte e mezza. Il sapore di nicotina e alcol della birra gustata prima della partenza, ancora nei nostri respiri. Saliamo sul bus diretto a Cracovia, con quel misto di eccitazione e grandi speranze che precedono ogni partenza.
16 ore di viaggio ci aspettano.
Subito ci rendiamo conto che lo spazio vitale è scarso e il viaggio assolutamente troppo lungo.
Oh Musica, vieni in soccorso  con la tua dolce danza e portaci nelle accoglienti braccia del Sonno!
Arrivo in hotel, le porte si dischiudono. La gita è iniziata. Tutti si dividono e a gruppi di tre eccoci ad esplorare le stanze assegnate.
Col divenir della sera ceniamo e apprezziamo, chi più chi meno, lo sforzo di chi riesce ad affrontare una zuppetta che è la versione acquosa del nostro sugo per la pasta. Romagna persa per sempre. Carne, insalata e patate ci aspettano come secondo.
La prima sera ,dopo la tradizionale cenetta polacca ,ci ritiriamo nelle stanze perché la mattina dopo la sveglia avrebbe suonato alle 5.30. 

Giorno 2

Sveglia alle 4.30. Ignorata
Sveglia delle 4.50. Ignorata. Con prepotenza.
Sveglia delle 5.00. Risveglio, se così si può definire, generale.
Sveglia delle 5.15. Si esce dalla stanza.
In ritardo, si parte col bus.
Ci consegnano delle sportine con la nostra colazione:
due panini, uno con insalata, pomodori e formaggio, il secondo con aggiunta di prosciutto tristissimo, uno yogurt alla frutta, una banana e un dolcetto alle arachidi, buono.

La visita ad Auschwitz è la prima tappa. Già nel cortile si percepisce la sofferenza del luogo. All’interno, dopo una minuziosa perquisizione, la guida inizia il percorso.

Gli oggetti appartenuti agli ebrei deportati ci circondano: cataste di occhiali rotti, capelli tagliati all’arrivo al campo, borse e valigie con nomi e cognomi, protesi dei disabili, che venivano uccisi immediatamente dopo un cinico gesto del medico che ne segnava la fine, i logori vestiti a righe bianche e blu, le stelle gialle, i triangolini rossi, rosa, verdi, viola e neri. Senso di nausea e rabbia. Perchè tutto ciò è successo, e tutto in quel luogo grida l’orrore subìto. I prigionieri “meno controllabili” venivano imprigionati in celle speciali, tra le quali una piccola stanza buia, senza finestre; in alcune si era obbligati a stare in piedi giorno e notte perché non c’era spazio per sedersi. All’esterno una piazzetta con il muro della morte, davanti al quale le fucilazioni erano all’ordine del giorno. Si vedono ancora i buchi dei proiettili. Il filo spinato elettrificato circondava il campo e alcuni vi si buttavano presi dalla disperazione; i loro corpi venivano tolti da altri prigionieri.

Nelle camere a gas venivano ammassati come animali; sulle pareti ancora i segni della disperazione della gente,  illusa di trovarsi in quel luogo per una innocua doccia. Ci sono cinque forni crematori, un carretto per il trasporto di quei corpi straziati. Dopo ci spostiamo ad Auschwitz Birkenau. Spaventosamente enorme, ospitava 100 mila persone.

La prima cosa che vediamo sono i binari dei treni che portavano i prigionieri al campo, stipati e accalcati l’uno sull’altro, senza spazio vitale. Entriamo nelle baracche dove dormivano: vi sono letti a castello a tre piani, che erano condivisi da almeno 10 persone, stremate dalla fame e dalle fatiche, con le ossa e il volto scavato, con il pane e le scarpe sotto al cuscino per non farseli rubare. Tra il tetto e le pareti c’è uno spazio aperto dal quale, durante il rigido e freddo inverno polacco, si insidiavano senza pietà pioggia e neve. L’igiene non esisteva: pulci e topi invadevano i letti e diffondevano malattie, senza alcun controllo.

Una volta scesi dal treno la vita al campo diventava una lenta agonia che portava alla morte. Non erano più essere umani, ma  numeri senza identità e valore. Visitare questi luoghi fa capire come la mente umana possa diventare malvagia e spietata.

Al pomeriggio è in programma la visita alle miniere del Sale Wieliczka, Patrimonio dell’Unesco, riconoscimento meritatissimo!

Dopo esser scesi 135 metri sotto terra tramite scalinate lignee, ci addentriamo in corridoi bui e inquietanti. C’è chi lecca le pareti di sale, ignorando le fondamentali regole igieniche e chi  scatta foto, colpito dall’immensità degli spazi sotterranei. Ad un certo punto, svoltando l’angolo….sorpresa! Ci si para davanti un’enorme chiesa, interamente scolpita nel sale. Il pavimento, le opere della vita di Cristo nei muri, l’altare e perfino i lampadari di cristallo sono di sale. Indiscutibile fascino, soprattutto per il prof. di religione. E’ davvero un luogo incredibile  e sposarsi lì, con tanto di orchestra musicale, è possibile alla modica spesa di  1100€!

All’uscita, dopo una tragica e tremante salita in un’ascensore claustrofobico, che ricorda una cella in metallo, ci aspetta il negozio di souvenir naturalmente salati!
Verso le 6 torniamo in albergo, dove ci attende la cena che ormai sappiamo consistere in varie zuppette e patate declinate in ogni modo…
Più tardi siamo usciti per comprare diversi articoli caratteristici del paese, quali
la Zubr, tipica Birra polacca che abbiamo sorseggiato in stanza. Tra chiacchiere, risate ed euforia, riusciamo ad addormentarci ad un orario indefinito, abbastanza tardi, mentre altri sono in giro per la città con gli instancabili prof.

Giorno 3

Ore 8.00… Il suono della sveglia oggi è meno traumatico, anche se dopo la serata precedente sarebbe servito un trombettiere di alto reggimento per svegliarci davvero!
Saliamo in autobus alle 9, diretti verso il castello di Warmar che però non riusciamo a visitare perché bisognava prenotare prima. Allora ci dirigiamo verso la statua simbolo di Cracovia, il drago sputafuoco, statua di metallo che ogni tanto sputa un getto di fuoco dalla bocca per sbalordire i turisti. Dopo una puntata al negozio di souvenir, siamo liberi di scegliere il luogo che più ci piace per il pranzo.
Con la pancia piena, essendoci rifocillati di cibo polacco, ci riuniamo nel punto di ritrovo per dare un’occhiata ad una chiesa bella e particolare. Visitiamo il suggestivo quartiere ebraico; tre le sue vie e sinagoghe c’è anche la fabbrica di Schindler, il “giusto” che salvò tanti ebrei, che tutti ricordiamo per lo splendido ritratto che ne ha fatto di lui Spielberg nell’omonimo film.
Dopo la cenetta inaspettatamente gustosa, con l’immancabile zuppetta, spiedini in salsa all’aglio e patate, ci ritiriamo in camera per fare la doccia e prepararci per andare al piano dell’hotel che ospita il bar e il biliardo e una grande pista da bowling.. Questa è l’ultima sera nelle nostre camere, nonché il compleanno di un nostro compagno e qui BOOM, tutti insieme in un’unica stanza per improvvisare una mini-festa in suo onore. Al posto della classica torta, il festeggiato resta sorpreso davanti alla brioche coronata da una candelina accesa, ma poi immediatamente spenta per paura che scatti l’allarme antifumo. Tra musica, risate, sfida degli schiaffi, balletti imbarazzanti, concludiamo la serata, un po’ distrutti e tristi perché i giorni passano molto veloci. Ci mettiamo nel letto. Peccato che, appena rilassati, ci ricordiamo della valigia da fare. Accumuliamo tutto in una palla e lo ficchiamo nel bagaglio. Le nostre madri sarebbero inorridite.

Giorno 4

Sveglia alle 8.30. Ormai svegliarsi è semplicissimo e privo di danni collaterali.

Alle 9.00 siamo già in corriera diretti verso il museo Czartoryski, che ospita, tra gli altri capolavori, la famosa “Dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci. Una classica visita ad un museo, senza guida, carina per noi grafici che studiamo Arte.

Dopo torniamo al castello di Weimar, visitiamo le camere reali, con tanto di guida in inglese, tra sguardi di dubbio ed altri persi nell’oro degli arredi reali. Poi un utimo giro per i negozi e quartieri di Cracovia, sostando nella splendida piazza. Una volta finiti gli ultimi zloty (moneta polacca), iniziamo il viaggio di ritorno a casa, ci aspettano 16 ore di pullman.

Le esperienze che abbiamo in questo viaggio ora saranno una parte importante di noi, per sempre.

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